Con "Tragedie in due battute", pubblicate per la prima volta nel 1925, Achille Campanile consegna alla letteratura italiana del Novecento un'opera di straordinaria originalità e precocità. Queste "tragedie" in forma di atti unici, come suggerisce il titolo in un'epigrammatica deduzione, si sviluppano attorno a scambi fulminei di due sole battute, rivelando con arguzia la paradossale pericolosità di luoghi comuni e affermazioni banali. Campanile, con una maestria lessicale e una concisione esemplare, smonta dall'interno le convenzioni linguistiche e sociali, dissolvendole nell'assurdità più esilarante. L'opera non solo prosegue gli esperimenti provocatori di Marinetti, ma anticipa di decenni il teatro dell'assurdo e il "teatro del silenzio" di Beckett, elevandosi a un "monumento, forse insuperabile, alla brevità". Un'esperienza di lettura che invita alla riflessione critica sul linguaggio e sulla realtà, divertendo e spiazzando con la sua geniale semplicità.
Critical Reception
"Considerate un capolavoro di arguzia e brevità, le "Tragedie in due battute" rimangono un pilastro irrinunciabile del teatro comico e della letteratura italiana del Novecento, per la loro capacità di anticipare il teatro dell'assurdo e di perfezionare la satira del luogo comune."