«Hilarotragoedia» di Giorgio Manganelli si presenta come un enigmatico manuale teorico-pratico sulla "levitazione discenditiva", eufemismo per l'atto supremo della morte. Con arguta ironia e serietà paradossale, Manganelli offre una guida inconsueta alla comprensione e all'esperienza della propria fine, esplorando le sue molteplici sfaccettature. Il volume, diviso in una "Morfologia" e "Esercizi", delinea concetti complessi come balistica esistenziale e intricate classificazioni delle angosce, arricchito da un peculiare "Inserto sugli addii" e impreziosito dalla presenza di cervi e amebe, a sottolineare una portata ben oltre l'umanistico. Quest'opera, primo libro di Manganelli, si rivela fin da subito un manifesto programmatico per la sua intera produzione. La letteratura è qui concepita come un audace viaggio agli inferi, una "Nekya" o eredità sciamanica dove la retorica funge da tamburo per trafficare con gli spiriti e gli "adediretti". Manganelli invita il lettore a diffidare delle sue stesse premesse giocose e beffarde, suggerendo che proprio tale diffidenza è il primo passo per intraprendere un'avventura intellettuale profonda e un confronto con i limiti dell'esistenza. Un testo audace, sperimentale e di sorprendente originalità che ha segnato un percorso unico nella prosa italiana del Novecento.
Critical Reception
"Raramente un'opera prima ha saputo preconizzare con tale eloquenza il destino letterario del suo autore, inaugurando uno dei viaggi più avventurosi e distintivi intrapresi dalla lingua italiana."