Nella Ferrara degli anni '30, oppressa dall'ombra crescente del fascismo e dalle prime leggi razziali, "Gli occhiali d'oro" dipinge un affresco di solitudine e intolleranza. Il giovane studente ebreo narratore incrocia il suo destino con quello del Dottor Athos Fadigati, un medico stimato e raffinato, la cui eleganza è sottolineata dai suoi iconici occhiali d'oro. Tra i due nasce un'amicizia complessa e rivelatrice. Il narratore scopre presto che dietro la facciata di rispettabilità di Fadigati si cela un'esistenza tormentata dalla sua omosessualità, una "diversità" che l'Italia dell'epoca condanna e che lo relega in un abisso di isolamento. Parallelamente, il giovane studente inizia a percepire su di sé il peso della propria identità ebraica, anch'essa oggetto di crescente discriminazione. Bassani tesse una narrazione potente sulla condizione dell'outsider, esplorando la fragilità umana di fronte al pregiudizio e all'incapacità di accettazione sociale. Gli occhiali d'oro diventano il simbolo tangibile di una dignità ferita, in un'epoca che spinge i "diversi" verso una catarsi tragica e inevitabile, un destino che lega indissolubilmente i due protagonisti nella loro inesorabile emarginazione.
Critical Reception
"Considerato un capolavoro della letteratura italiana del Novecento, "Gli occhiali d'oro" rimane una testimonianza commovente e tagliente sull'intolleranza sociale e l'isolamento degli "ultimi" in un'epoca di oscurantismo."
Adaptations
È stato adattato nell'omonimo film del 1987, diretto da Giuliano Montaldo, con Philippe Noiret e Rupert Everett.