Roberto Longhi (1890-1970) è stato uno dei più influenti storici dell'arte e critici italiani del XX secolo. La sua opera ha ridefinito il campo della storia dell'arte, combinando un'erudizione filologica impeccabile con una prosa di straordinaria potenza letteraria e visiva. Allievo di Adolfo Venturi, Longhi sviluppò un metodo critico basato sull'analisi stilistica profonda e sulla contestualizzazione storica delle opere, mirando a cogliere l'essenza stessa dell'espressione artistica. È universalmente riconosciuto per i suoi studi pionieristici su Caravaggio, che ha saputo sottrarre all'oblio e riproporre in una luce moderna, e per la sua vasta ricerca sulle scuole pittoriche italiane, in particolare quelle del Rinascimento e del Nord Italia. La sua influenza si estese ben oltre gli ambiti accademici, toccando la cultura e l'arte contemporanea. Fu anche un raffinato collezionista e fondatore della rivista d'arte «Paragone».
«La storia dell'arte è la storia delle forme che l'uomo dà alla materia.»
«Caravaggio è un fiume in piena che porta via il vecchio e apre nuove strade.»
«Non si ama se non ciò che si conosce, e non si conosce se non ciò che si è imparato ad amare.»
Il suo stile di scrittura è notoriamente denso, erudito e raffinato, caratterizzato da una prosa ricca e complessa, intrisa di metafore originali e di un linguaggio altamente espressivo. Nonostante la rigorosità scientifica, Longhi sapeva infondere nei suoi scritti un'autentica passione letteraria, rendendoli opere d'arte a sé stanti. Utilizzava spesso un lessico innovativo e talvolta arduo, che richiedeva al lettore un impegno considerevole, ma che ricompensava con profonde intuizioni e prospettive originali sull'arte.