Niccolò Ugo Foscolo (Zante, 1778 – Turnham Green, 1827) è stato uno dei massimi esponenti della letteratura italiana tra Neoclassicismo e Preromanticismo. Di origini greco-veneziane, visse una vita turbolenta, segnata dall'esilio e da un profondo patriottismo. Educato a Padova, si impegnò attivamente nella vita politica, sperando invano in un'Italia unita e libera sotto l'influenza napoleonica. La delusione per il Trattato di Campoformio (1797), che cedeva Venezia all'Austria, lo spinse a un errabondo esilio in varie città italiane e poi in Svizzera e Inghilterra. Le sue opere riflettono questa inquietudine esistenziale e politica, esprimendo il contrasto tra l'ideale classico di armonia e la passione romantica. Morì povero e dimenticato a Londra, ma la sua figura fu poi riabilitata e le sue ceneri traslate a Santa Croce a Firenze, il Pantheon degli italiani, nel 1871.
«Il sacrificio della patria nostra è consumato.»
«A egregie cose il forte animo accendono l'urne dei forti.»
«Solo chi non spera, è libero.»
Lo stile di Foscolo si caratterizza per una fusione unica di elementi neoclassici e preromantici. Predilige la forma classica, l'equilibrio compositivo e un linguaggio elevato e aulico, spesso ispirato ai modelli greci e latini. Tuttavia, a questa impostazione formale si unisce una profonda sensibilità romantica, espressa attraverso l'esaltazione dei sentimenti, la malinconia, il senso del tragico, la tematica dell'esilio e la ricerca di valori eterni e consolatori, come l'amore, la bellezza e la patria. La sua prosa è incisiva e riflessiva, mentre la poesia lirica è ricca di immagini suggestive e di una musicalità solenne.