Nei desolati casermoni di via Stalingrado a Piombino, la vita a quattordici anni è una sfida quotidiana. In un ambiente dove i padri sono spesso figure assenti o logorati dal duro lavoro nelle acciaierie – fonte di sostentamento e disperazione per metà della città – le aspirazioni delle giovani si riducono a desideri semplici: una serata al pattinodromo, la protezione di un fratello maggiore, o il proprio nome inciso su una panchina. Questa è la realtà di Anna e Francesca, amiche inseparabili cresciute tra queste case popolari. Con l'esplosione dei loro corpi adolescenti, si trovano di fronte a un bivio: nascondersi ed essere emarginate, o usare la propria bellezza in modo quasi violento, sperando che possa aprir loro una strada verso l'essere qualcuno. Lottano con ferocia, convinte che sia l'unica via per sopravvivere, ma la vita si dimostra ostinata e crudele, scorrendo immobile senza offrire vie d'uscita. L'arrivo inaspettato dell'amore, però, giunge in una forma distorta, frantumando le poche certezze e incrinando perfino l'invincibile amicizia tra Anna e Francesca. Attraverso i loro occhi, Silvia Avallone dipinge un ritratto potente di un'Italia periferica e operaia che cerca disperatamente la propria identità, smentendo chi sostiene che la classe operaia non esista più, e lasciando un segno indelebile nel lettore.
Critical Reception
"Un romanzo che ha segnato un'epoca, riconosciuto per la sua potente indagine sociale e la vivida rappresentazione di una gioventù al margine, che ha saputo sorprendere e restare impresso nella memoria collettiva."
Adaptations
È stato adattato nel film omonimo "Acciaio" (2012) diretto da Stefano Mordini.