Giovanni Villani (Firenze, 1280 circa – Firenze, 1348) fu un cronista, mercante, banchiere e politico fiorentino, figura emblematica della sua epoca. La sua opera più celebre, la "Nuova Cronica", è una monumentale storia universale che parte dalle origini bibliche e giunge fino ai suoi giorni, con un focus particolare sulla storia di Firenze. Villani la iniziò dopo aver visitato il Giubileo del 1300 a Roma, sentendo l'esigenza di narrare le vicende della sua città con la stessa dignità delle grandi storie antiche. La Cronica non è solo un resoconto di eventi politici e militari, ma include anche dettagliate informazioni economiche, sociali e statistiche, rendendola una fonte preziosa per lo studio del Medioevo fiorentino. La sua prospettiva di testimone oculare di molti eventi, unita alla sua competenza in materia economica, conferisce all'opera un valore unico. La morte lo colse mentre era ancora intento a redigere la Cronica, vittima della Peste Nera del 1348. I suoi fratelli Matteo e Filippo continuarono poi la sua opera.
«E come per noi s’è detto dinanzi, Firenze fue edificata e chiamata così per la fiorenza degli onori, e della nobiltà, e della grandezza de’ Romani che v’abitavano.»
«E fu il dì della Pasqua della Resurrezione del nostro Signore Gesù Cristo, a dì primo d’aprile dell’anno di Cristo 1300, quand’io tornai di Roma, avendo visto i grandi e buoni servigi fatti in quello giubileo, e le grandi offerte e oblazioni fatte per l’onore della Chiesa e per la redenzione delle anime.»
«E aviamo in Firenze a dì d’oggi, d’uomini e di femmine e di fanciulli, da sessantamila bocche, senza forestieri che non dimorano nella città più d’uno anno. E in tempo di fame ci muoiono l’anno più di seicento persone.»
Lo stile di Giovanni Villani è caratterizzato da una prosa chiara, pragmatica e annalistica, tipica della storiografia medievale fiorentina. Sebbene non priva di elementi provvidenzialistici e moralistici, l'opera si distingue per un approccio dettagliato e fattuale, con una notevole attenzione ai dati economici, sociali e urbanistici. Villani utilizza un volgare fiorentino diretto, arricchito da termini tecnici legati al commercio e alla finanza, riflettendo la sua professione. La narrazione è spesso cronologica e lineare, con inserzioni di digressioni su usi, costumi e statistiche, offrendo un quadro vivido e poliedrico della sua epoca.