Arthur Schopenhauer (Danzica, 1788 – Francoforte sul Meno, 1860) è stato uno dei più influenti filosofi tedeschi. Il suo pensiero, profondamente pessimistico e influenzato dal platonismo e dalla filosofia orientale (in particolare le Upanishad e il Buddhismo), si contrappone all'idealismo hegeliano. La sua opera maggiore, "Il mondo come volontà e rappresentazione", espone la sua visione secondo cui la realtà ultima è una cieca e irrazionale "Volontà" cosmica, fonte di ogni desiderio e sofferenza. Schopenhauer riteneva che l'esistenza fosse intrinsecamente dolore e che l'unica via per la liberazione fosse l'annullamento della Volontà attraverso l'arte, la compassione e l'ascesi. Nonostante il successo tardivo delle sue opere, la sua influenza fu vasta, toccando pensatori come Nietzsche, Wagner e Freud, e lasciando un'impronta indelebile nella filosofia e nella cultura occidentale.
«La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia.»
«La musica è l'esercizio metafisico segreto di un'anima che filosofa nell'inconscio.»
«La salute non è tutto, ma senza salute tutto è nulla.»
Il suo stile è caratterizzato da chiarezza, precisione e una notevole eleganza letteraria, insolita per la filosofia del suo tempo. Usava metafore vivide e aforismi incisivi per esprimere concetti complessi. Il suo linguaggio è spesso polemico e ironico, soprattutto quando critica i suoi contemporanei, rendendo la sua prosa accessibile e coinvolgente, pur trattando argomenti profondi e talvolta desolanti.