Gavino Ledda (Siligo, Sardegna, 1938) è uno scrittore, linguista e accademico italiano. La sua biografia è profondamente segnata dalla sua infanzia e giovinezza come pastore analfabeta. Abbandonò la scuola a sei anni per seguire il padre nell'attività pastorale in una Sardegna aspra e isolata. A vent'anni, con una determinazione straordinaria, decise di studiare da autodidatta, recuperando anni di istruzione e conseguendo diplomi e lauree. Questa esperienza di riscatto personale è il fulcro della sua opera più celebre, "Padre padrone", pubblicata nel 1975, che divenne un caso letterario e fu tradotta in molte lingue. Il libro, trasposto anche in un film dai fratelli Taviani, vinse il Premio Strega nel 1977. Ledda ha continuato a dedicarsi agli studi linguistici e alla letteratura, divenendo un simbolo della lotta per l'emancipazione culturale.
«La lingua sarda era la lingua della mia carne, della mia infanzia, del mio padre-padrone. Ma la lingua italiana era la lingua della libertà, del riscatto.»
«Ho imparato a leggere e a scrivere per non morire bestia, per non essere più pecora tra le pecore, sottomesso al volere del padrone.»
«Il pastore non è un mestiere, è una condanna. Una vita di solitudine, di fatica, di miseria, sotto il sole e la pioggia, tra le rocce e le spine.»
Lo stile di Ledda è crudo, diretto e potentemente evocativo. Si caratterizza per un realismo quasi documentaristico della vita pastorale sarda e del difficile rapporto padre-figlio. Utilizza un linguaggio asciutto ma ricco di espressioni dialettali e arcaismi, che conferiscono autenticità e profondità alla narrazione. La scrittura è spesso lirica e introspettiva, pur mantenendo una forte componente sociologica e antropologica, esplorando il tema della lingua come strumento di liberazione e identità.