Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989) è stato uno dei più lucidi e influenti intellettuali italiani del Novecento. Insegnante elementare per oltre vent'anni, la sua carriera letteraria iniziò ufficialmente nel 1956 con "Le parrocchie di Regalpetra". Attraverso i suoi romanzi, saggi e articoli giornalistici, Sciascia ha esplorato con acume e rigore la complessità della società siciliana e italiana, denunciando le connivenze tra potere, mafia e ingiustizia. La sua opera è un'indagine incessante sulla verità, spesso elusiva e distorta, e sulla natura dell'uomo di fronte al sopruso. Fu anche un impegnato politico, deputato al Parlamento italiano e poi al Parlamento europeo, sempre con un forte senso critico e una profonda etica civile. La sua scrittura, sobria e precisa, è un'eredità fondamentale per comprendere le ombre della storia italiana.
«La verità è nel fondo di un pozzo: chi guarda in fondo vede solo la propria immagine.»
«La Sicilia è la metafora dell'Italia e, forse, del mondo.»
«Il più grande enigma è l'uomo.»
Lo stile di Sciascia è caratterizzato da una prosa limpida, asciutta e precisa, quasi chirurgica. Utilizza un linguaggio misurato e privo di retorica, spesso permeato da una sottile ironia e da un sarcasmo amaro. La sua narrazione è spesso costruita come un'indagine, un'inchiesta quasi giudiziaria, che svela strato dopo strato la verità nascosta dietro gli eventi. Sciascia predilige la forma del giallo metafisico o dell'inchiesta morale, dove l'identificazione del colpevole è secondaria rispetto alla comprensione dei meccanismi sociali e politici che hanno generato il crimine o l'ingiustizia, concentrandosi sulle implicazioni etiche e filosofiche.