Giacomo Leopardi (1798-1837) è stato uno dei più grandi poeti e pensatori italiani di tutti i tempi, figura centrale del Romanticismo letterario italiano. Nato a Recanati, in una famiglia nobile ma in declino economico, visse un'infanzia e una giovinezza caratterizzate da un'intensa autodidassi nella ricca biblioteca paterna, che lo portò a una cultura vastissima ma anche a una salute cagionevole e a una profonda solitudine e malinconia. La sua opera è pervasa da un pessimismo cosmico, una riflessione amara sulla condizione umana, la natura e il destino. Nonostante la sua esistenza travagliata e la sua fragilità fisica, Leopardi produsse capolavori lirici e filosofici che hanno segnato indelebilmente la letteratura italiana ed europea. La sua poetica, pur riconoscendo la tragicità dell'esistenza, ricerca la bellezza e la verità nella contemplazione della natura e nei ricordi, elevando il dolore a forma d'arte.
«A me la vita è cara, ma non il vivere.»
«Dolce e chiara è la notte e senza vento, / E queta ogni aura; e già per colli e per tetti / Bianco e lucente si riposa la luna, / E di lontan rivela ogni sereno.»
«E fuggìa la speranza, e con la speme / Fuggiro i fior degli anni miei più belli.»
Lo stile di Leopardi è caratterizzato da una liricità sublime, un linguaggio elevato ma al tempo stesso chiaro e profondamente espressivo. Predilige la forma della canzone e dell'idillio, con un uso magistrale dell'endecasillabo e del settenario, spesso sciolti. La sua prosa (nelle "Operette Morali" e nello "Zibaldone") è filosofica, arguta e ricca di immagini evocative. Abbraccia un classicismo formale unito a contenuti romantici e moderni, esplorando con profondità e malinconia i sentimenti umani.