Francesco Guicciardini (Firenze, 1483 – Arcetri, 1540) è stato uno storico, filosofo e politico italiano, figura di spicco del Rinascimento fiorentino. Proveniente da una nobile famiglia patrizia, studiò diritto e intraprese una brillante carriera politica e diplomatica. Servì la Repubblica di Firenze e i Papi Leone X e Clemente VII, ricoprendo importanti incarichi come governatore di Modena e Reggio, e luogotenente generale dell'esercito pontificio. La sua esperienza diretta negli affari di stato gli fornì una prospettiva unica e disincantata sulla politica del suo tempo. Dopo il sacco di Roma del 1527 e la caduta della Repubblica fiorentina, si ritirò a vita privata dedicandosi alla stesura delle sue opere maggiori, in particolare la monumentale "Storia d'Italia" e i "Ricordi". La sua analisi lucida e pragmatica degli eventi storici e della natura umana lo rende uno dei padri della storiografia moderna e del pensiero politico realistico.
«Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito, ancora che io sia giovane, non le vedere: uno stato di repubblica bene ordinato nella nostra città, l'Italia liberata da tutti i barbari, e il mondo liberato dalla tirannia de' preti.»
«Quanto sia diversa dalla teorica la pratica!»
«È più facile a uno povero essere onesto che a uno ricco.»
Lo stile di Guicciardini è caratterizzato da una prosa elegante, complessa e analitica. Predilige un approccio storico oggettivo e disincantato, basato sull'osservazione critica dei fatti e sulla psicologia degli attori politici. La sua scrittura è ricca di digressioni moralistiche e riflessioni pragmatiche, spesso permeate da un sottile pessimismo sulla natura umana e sulla capacità dell'uomo di controllare gli eventi. Utilizza un linguaggio preciso e argomentazioni dettagliate, spesso con una struttura periodica lunga e articolata, che mira a esplorare ogni sfumatura della questione trattata.